Enrico Bernardi
Un pioniere della tecnica automobilistica italiana


Chi potrebbe mai pensare che il motore di una macchina da cucire abbia la stessa origine della prima automobile italiana?

Ebbene, l’ingegner Enrico Bernardi è lo straordinario punto di contatto fra l’uno e l’altra. Centoventi anni fa, infatti, egli presentò all’Esposizione dell’Industria di Torino un motore a gas utilizzato per l’azionamento di una macchina da cucire a pedale. Dieci anni dopo, invece, brevettò e fece realizzare una vettura con tre ruote, provvista di motore a benzina a quattro tempi, capace di viaggiare fino a 35 chilometri all’ora. Quest’ultima è considerata dagli storici come la prima automobile interamente italiana.

Bernardi ha donato alla scienza automobilistica diversi contributi di notevole spessore, eppure è a tutt’oggi ancora poco conosciuto.

Ricercatore tanto geniale quanto riservato e schivo, egli nacque a Verona il 20 maggio del 1841. Compì gli studi secondari in questa città e poi si trasferì all’Università di Padova, dove si laureò in matematica.

Seppe unire l’attività teorica a una spiccata abilità artigianale. Si dedicò in modo particolare ai motori a combustione interna e all’autolocomozione. “Motrici Pia” e “motori Lauro”: con i nomi dei suoi figli denominò i primi ritrovati, dimostrando così il profondo legame che nutriva verso la famiglia (1).

Una vettura di Enrico Bernardi è oggi conservata al Museo delle Macchine dell’Università di Padova, presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica. Sembra che in dieci anni questo esemplare abbia percorso 60.000 chilometri senza richiedere significative riparazioni. Per quei tempi, indubbiamente, ciò rappresentava un risultato eccezionale.

Mentre Gottlieb Daimler effettuò le sue ricerche in un ottimo ambiente industriale e commerciale, lo scienziato veneto fabbricò i motori con le sue stesse mani e indipendentemente dagli altri inventori. I suoi autoveicoli parteciparono a diverse gare internazionali, aggiudicandosi spesso il primo posto. Fondò anche una fabbrica di automobili a Padova, nel 1899, lo stesso anno in cui nacque la Fiat. Ma purtroppo non ebbe successo e da questo fallimento egli uscì molto deluso. Per consolarlo, un giorno la figlia gli disse: “Papà, se anche Agnelli dovesse costruire un milione di automobili, tu sei stato quello che ha costruito la prima macchina in Italia. Tu e solo tu hai il primato!”

Forse il suo destino non era quello dell’industriale, ma la nostra industria automobilistica si regge anche sulle sue idee.

Bruno Berselli - Studio Progetti di Bologna

Note:
1. Un esemplare di “motrice Pia” fu adottato per l’attivazione della macchina da cucire della figlia. Un “motore Lauro”, invece, fu applicato a un triciclo per il figlio.


Fonti per le notizie:
- “L’affascinante storia delle invenzioni” (Selezione dal Reader’s Digest, Milano, 1983).
- Sito web della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane: www1.crui.it/musei
- Sito web www.quatrociacoe.it