LA STRADA E I SUOI CODICI

Un piccolo viaggio fra le norme italiane sulla circolazione stradale


Immaginiamo di osservare il nostro Paese dall’alto e di trovarci (un piccolo sforzo di fantasia...) nel IV secolo avanti Cristo, ai tempi di Alessandro Magno. Ancora: immaginiamo di percorrere i successivi anni come se guardassimo uno di quei documentari che mostrano l’alternarsi del giorno e della notte in pochi istanti. All’altezza di Roma potremmo allora vedere, a un certo punto, che si sta formando un piccolo sole. I raggi di questo sole, che si allungano quasi in ogni direzione e diventano più fitti, sono le vie Salaria, Tiburtina e Latina, e poi l’Appia, l’Aurelia, la Flaminia, l’Emilia, la Cassia. Eccetera. Così, a poco a poco, l’Italia si ricopre di strade.

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Si dice che la loro storia iniziò da un fiume, il Tevere, forse nel suo tratto più facile da attraversare. Quando l’acqua si alzò, lì fu costruito un ponte, dal quale partirono (come raggi d'alba, appunto) le strade degli antichi romani (1). All’inizio si presentavano come sentieri polverosi. Ma in seguito furono trattate con maggior cura, diventando sempre più preziose per le necessità militari, commerciali e di comunicazione fra le varie province. Ai loro lati spuntarono locande per mangiare e dormire, fontane per bere e stazioni per il cambio dei cavalli.

E così arriviamo a Giulio Cesare, un anno prima della sua morte, e alla sua Lex Iulia Municipalis.
La legge comprendeva un insieme di norme che regolavano l’accesso e la conduzione dei carri all’interno della città. Ai mezzi pesanti, per esempio, era vietato il transito dall’alba sino al pomeriggio inoltrato. Tale divieto, però, non toccava i veicoli della nettezza urbana, quelli utilizzati per i materiali da costruzione di edifici pubblici o di culto e i carri che trasportavano sacerdoti e sacerdotesse durante le cerimonie.

Altri simili regolamenti, più o meno importanti, sono stati dettati anche nei secoli successivi, ma non sempre è possibile documentarli.

Nel marzo del 1865, invece, fu emanata una legge che stabiliva alcune regole sulla velocità e il corretto comportamento per i conducenti dei veicoli a trazione animale. È verso la fine di questo secolo, non dimentichiamolo, che si affacciarono sul mondo le prime automobili (2). La necessità di migliorare la circolazione stradale, inoltre, portò l’ingegner Guglielminetti ad adottare il catrame per asfaltare le vie, eliminando così (finalmente) la polvere (3).

Nel 1923, con un regio decreto vennero dettate le norme per disciplinare il traffico di quel tempo. Cinque anni dopo venne creata la Milizia della Strada, il cui compito era quello di far rispettare le regole fissate con il regio decreto. Tale milizia fu destinata a evolversi negli anni seguenti, sino a quando si costituì il primo vero organo di Polizia Stradale, gestito dal Ministero dell’Interno: siamo nel 1947 (4).

Ed eccoci a un passo dai nostri giorni. Nell’estate di quarantaquattro anni fa entrò in vigore il famoso “Testo Unico” sulla circolazione stradale: il D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393. Era composto da 147 articoli, più i 607 dell’annesso Regolamento. Questa legge ha accompagnato gli italiani per un terzo di secolo, cioè sino al cosiddetto “Nuovo Codice della Strada” e alle recenti modifiche di cui tanto si sta parlando.

Da Alessandro Magno in poi, le cose sono certamente cambiate e stanno cambiando sempre più in fretta. Le strade si sono ormai riempite di autoveicoli.
Ma quel sole di vie apparso nell’antica Roma si è trasformato ora in una galassia, che illumina le attività di tutti, spingendosi come un mare oltre i confini e le differenze.
Il Codice della Strada è la nostra bussola.


Bruno Berselli - Studio Progetti di Bologna

NOTE

1. Già in epoche precedenti, però, probabilmente l’Italia era percorsa da una rete di strade, anche se meno organizzate.
2. Il francese Amédée Bollée, nel 1876, stupirà i parigini con una vettura a vapore capace di trasportare sino a dodici passeggeri e di raggiungere i 40 km/h. Dieci anni dopo, l’ingegnere tedesco Gottlieb Daimler collauderà la prima automobile sperimentale con motore a scoppio: un cavallo e mezzo di potenza e 18 km/h di velocità massima (ved. “Al volante del primo bolide con l’ebbrezza dei 18 all’ora”, di Gian Piero Piazza, www.storiain.net).
3. Siamo all’inizio del Novecento. Il sistema di Guglielminetti fu provato su un tratto di strada lungo un quarto di chilometro: dopo quattro mesi di prove, il catrame risultò ancora integro (ved. “Il governo Zanardelli? Buono. Così lo cacciarono via”, di Paolo Deotto, www.storiain.net).
4. Ved. “Manuale di Polizia Stradale” di Balduino Simone (direttore del Centro di Addestramento della Polizia Stradale di Cesena).