I veicoli che portano il mondo
Dagli omnibus alle corriere



Secondo una recente monografia pubblicata dalla Fondazione Negri di Brescia, “Storia illustrata dell’Autobus Italiano”, il termine autobus deriva da un’espressione utilizzata in passato per indicare gli autoveicoli per il trasporto urbano di passeggeri: omnibus automobili. Prendendo bus dalla prima parola e auto dalla seconda, si ottiene appunto autobus.

Nell’Ottocento, invece, con il vocabolo omnibus (da voiture omnibus, vettura per tutti) veniva indicata la diligenza a cavalli destinata al trasporto pubblico nelle grandi città (1). Sembra però che il primo servizio pubblico collettivo (a cavalli) risalga ai tempi di Pascal e cioè al XVII secolo. Già allora le carrozze impiegate erano chiamate omnibus (2).

Nei siti di Filotram e Biblit (3) si può leggere una divertente storia che collega questa parola a un negozio di cappelli e a uno stabilimento di bagni pubblici.
Circa due secoli fa, un mugnaio francese creò la propria azienda alla periferia di Nantes. I macchinari utilizzati per la lavorazione delle farine producevano una notevole quantità di acqua calda. Sarebbe stato un peccato sprecarla e così egli decise di sfruttarla per un servizio di bagni pubblici. La lontananza della struttura dal centro di Nantes costituiva però un aspetto poco favorevole. Pensò allora che una carrozza a cavalli avrebbe risolto il problema, collegando agevolmente i suoi bagni al centro cittadino. Il capolinea fu fissato nella piazza principale di Nantes, proprio di fronte all’insegna visibilissima di un negozio di cappelli. “Omnes omnibus”, questo era ciò che si leggeva nel cartello esposto dal signor Omnes, il commerciante. Fu quindi immediato denominare con omnibus quel particolare servizio di linea.
Gli omnibus venivano prodotti in due versioni, quella estiva e quella invernale. La prima differiva dall’altra principalmente per l’assenza delle finestrature e cioè il compartimento non era chiuso. Gli omnibus invernali, inoltre, potevano avere le ruote anteriori più piccole di quelle posteriori e sporgevano lateralmente dalla carrozzeria. Queste vetture, in ogni caso, venivano messe in circolazione solo dopo aver sostenuto severi collaudi.

Omnibus

Immagine tratta da:
www.artedellacarrozza.it






Nell’evoluzione dell’autobus riconosciamo non solo l’impronta della carrozza a cavalli, ma anche quella del tram, del treno, dell’autocarro. E molti nomi hanno accompagnato questo veicolo nel tempo: come torpedone (termine derivato dall’automobile Fiat 505 Torpedo; ved. fotografia), pullman o autopullman (dal nome dell’ingegnere e industriale statunitense George M. Pullman), autoalveare (come la Lancia B.3403 - ved. fotografia di fianco al titolo), e corriera (destinata inizialmente a servizi postali).

Per arrivare ai nostri giorni, è forse vero che il servizio di linea non sempre si dimostri invitante e tuttavia non possiamo negare che esso costituisca un’importante alternativa (una soluzione concreta) allo scriteriato uso dell’automobile che caratterizza i nostri giorni.

Fiat 15
Immagine tratta da: www.filotram.com

Torpedone turistico Fiat
Immagine tratta da:
members.xoom.virgilio.it/vform/tramroma


E ora passiamo a una curiosità. Prendiamo una comune corriera, per esempio il modello Mercedes O 550 U Integro utilizzato dall’ATC di Bologna (4): 12 m di lunghezza per 2,5 m di larghezza e provvisto di 53 posti a sedere. La popolazione mondiale è composta oggi da circa 6.400.000.000 di persone. L’umanità attuale potrebbe quindi stare in 120.754.717 corriere del tipo indicato. (Sembra una quantità smisurata, ma tra un istante scopriremo che è molto più limitata di quanto immaginiamo). Se supponessimo ora di parcheggiarle l’una accanto all’altra, in modo che per ciascuna sia garantita una superficie di 50 mq (5), esse occuperebbero un’area di circa 6.040 kmq. Bene, questo numero è più piccolo del doppio della superficie totale della Val d’Aosta (2*3.264 = 6.528 kmq) o anche della somma delle superfici delle province di Bologna e Ferrara (3.702+2.632 = 6.334 kmq). Guardando un comune planisfero scolastico, si tratta di porzioni di terra pressoché invisibili... eppur capaci di contenere le persone di tutto il pianeta!

Potremmo quasi dire, in un certo senso, che gli autobus (e tutti i mezzi pubblici) ci rendono meno invadenti.


Bruno Berselli - Studio Progetti di Bologna

NOTE
1. Ved. DIGITA WEB (www.garzantilinguistica.it) e SAPERE.it (www.sapere.it).
2. Ved. “Trasporti pubblici” in “L’affascinante storia delle invenzioni” (Selezione dal Reader’s Digest, Milano, 1983).
3. www.filotram.com/page386.html: “Il trasporto pubblico urbano a Firenze fra le due guerre”, capitolo 6°, paragrafo 1°; www.biblit.it/paroliere_autobus_2.htm: “Avanti c’è posto!”. I proprietari di questi siti (Bruno Principe, per Filotram, e Roberto Arcangeli, per Biblit) hanno gentilmente concesso il permesso di citarli. Il testo pubblicato da Filotram è una parte della tesi di laurea del Dott. Simone Giovannini.
4. Dal sito web dell’Atc di Bologna: http://www.atc.bo.it/tecno/mezzi/mercedesO550U.htm
5. Si tratta di un valore di comodo (considerato anche per assicurare un po'
di spazio fra una corriera e l’altra), maggiore di quello che si otterrebbe moltiplicando la larghezza per la lunghezza di ogni mezzo: 12*2,5 = 30 mq.

Siti consultati:
http://www.negri.it
http://www.filotram.com/autobus/storia1.html
http://www.biblit.it/paroliere_autobus_2.htm
http://members.xoom.virgilio.it/vform/tramroma/index.htm