"... e tu di che scusa sei?"

In un libro le scuse più curiose degli automobilisti italiani

Agente:
- Perché è passato con il rosso?
Automobilista:
- Al mio paese non mi dicono mai niente, quando lo faccio...

Agente:
- Si è reso conto di aver superato il limite di velocità?
Automobilista:
- Ci sono cose ben più veloci della mia macchina, sa? Pensi al suono o alla luce, per esempio...

Agente:
- Perché non indossa le cinture?
Automobilista:
- Sinceramente, devo dirle che oggi non s'intonano molto con il mio vestito...

Ho inventato queste risposte dopo aver letto una breve recensione di un libro da poco uscito, Lo scusario dell'automobilista (Edizioni ETS, Dicembre 2003). Così, giusto per provare a immaginare delle giustificazioni improbabili, assurde.
Poi sono andato a comprare il libro e devo dire che il contenuto è ben più incredibile delle mie invenzioni.
L'autrice, Barbara Bonanni, è in servizio alla Polizia Stradale di Pisa da dieci anni e in questo periodo ha dovuto fermare molti automobilisti indisciplinati. Ciò l'ha portata ad ascoltare ogni sorta di scuse, talvolta ridicole, altre volte dettate da situazioni difficili, comunque spesso sorprendenti.
Vediamo qualche esempio.
Alla domanda dell'agente: “Come mai non commisurava la velocità in base alle condizioni della strada o del traffico?”, qualcuno ha risposto: “Andavo un po' più forte del normale solo per fare entrare più aria fresca all'interno dell'abitacolo. Non ho l'aria condizionata a bordo ed oggi è proprio caldo”. Qualcun altro, invece, ha detto: “Ero sovrappensiero... non avevo visto neppure lei in mezzo alla strada...”.
E sul fatto di essere passato con il rosso? C'è chi ha detto: “Perché era rosso? A me sembrava verde, forse tendente al giallo, ma sicuramente non rosso”, oppure: “Ma quando sono passato ho suonato” o persino: “Ho solo anticipato il verde...”. Queste, lo chiarisco, non sono più mie invenzioni: è pura realtà!
Andiamo avanti. Fra quelli sorpresi contromano, c'è chi ha assicurato: “Ma se incrociavo qualcuno mi sarei messo a destra e l'avrei fatto passare”. Qualcun altro, all'opposto, si è dimostrato piuttosto sorpreso: “Ecco perché venivano tutti contromano e mi suonavano”, se non addirittura smarrito: “Forse mi sono perso... stavo cercando l'autostrada, meno male che vi ho trovati”.
Colto senza patente, un automobilista ha puerilmente ammesso: “Se vuole sapere proprio la verità... non l'ho mai avuta”. E un altro, sprovvisto di carta di circolazione: “Se mi dice com'è fatta forse riesco a trovarla”.

Questo libro mi ricorda un po' quello scritto quattordici anni fa da Marcello D'Orta, il famoso maestro elementare di Arzano. I piccoli protagonisti di “Io speriamo che me la cavo”, però, a differenza di alcuni conducenti italiani, erano indubbiamente più spiritosi, istruttivi, intelligenti.

Nel libro ho trovato anche delle considerazioni che aiutano a capire il delicato servizio di vigili, polizia e carabinieri. Per esempio, sul fatto che, mentre noi veniamo fermati e controllati, altri automobilisti fuori regola sembrano passarla liscia, Barbara Bonanni spiega: “(...) non è prudente fermare più di un veicolo per volta durante i controlli, perché la priorità principale della pattuglia è quella di garantire la propria sicurezza personale e soprattutto del cittadino fermato. Non possiamo sapere con chi si ha a che fare, e quindi è sempre opportuno dedicarsi a un utente per volta”.

Sono poche pagine (appena 55), scritte con semplicità e chiarezza, e a tutti suggerisco di leggerle. Almeno per due motivi. Uno, per riflettere seriamente, ma sorridendo, sui nostri errori. L'altro, per condividere con l'autrice un progetto importante: il sostegno o la costruzione di un centro di accoglienza per animali, a cui una parte del ricavato sarà destinata. Gli animali infatti, per la nostra negligenza e crudeltà, finiscono troppo spesso fra le vittime più innocenti della strada, accanto ai bambini.


Bruno Berselli - Studio Progetti di Bologna